domenica 21 marzo 2010

Esperimenti

Esperimento 23569. Fase preparazione, stadio 1. Note.
"Linda mi ha scritto una lettera. L'ho trovata ieri sera sul mio comodino prima di andare a dormire. Quando sono salito dal laboratorio nello scantinato lei era già a letto. L'ho trovata con la luce accesa abbracciata al suo orsacchiotto di pezza. Ho spento la luce e l'ho baciata sulla fronte come ogni notte. Mi ha scritto delle prossime vacanze. Di come per l'ennesima volta le avremmo trascorse io e lei. Padre e figlia. Soli. Anche quest'anno. C'era scritto qualcosa su di noi, con dei teneri errori grammaticali qua e la, come solo una bambina sa fare. L'ho letta. Ed ho pianto. Continuavo a chiuderla e riaprirla. Rileggiendola. Ancora. E ancora.
Continuo a pensare di non meritarla. Continuo a pensare che sia un dono esagerato per me. So cosa ha sempre desiderato. So cosa avrebbe voluto come regalo, anche se non me l'ha mai detto. Ma purtroppo non sono mai riuscito a comprarlo. E' piccola ma sa che siamo costretti a stringere la cinghia da un pezzo. Così ho iniziato a lavorare. Ho riempito pagine di calcoli. Formule. Esperimento 23569. Per Linda, l'ho intitolato. Mi sono addormentato pensandoci. Svegliato pensandoci. Ho digiunato pensandoci. Ed ora penso di essere arrivato finalmente alla una soluzione."

Mentre era intento a saldare due placche d'acciaio, le scintille gli riempivano il volto coperto dalla visiera. Piccole briciature gli diffusero per tutto il camicie. Già lercio da far schifo. Il primo giorno che lo indossò, era di un bianco verginale sbiadito. Come un croissant alla crema dimenticato per settimane in frigo. Rubato al terzo piano del centro di ricerca universitario. Ora, quello che ne rimaneva era un artistico ammasso di macchie colorate. Sporche. Unte. Forse olii vegetali, forse caffé, forse cromo, forse altro. Se qualcuno avesse avuto uno spiccata predisposizione per la chimica forense, sarebbe potuto risalire ad ogni esperimento, ad ogni diavoleria passata, creata e distrutta in quello scantinato di merda. Analizzando ogni singola macchia. Decomposta e disfatta. Ma purtroppo, nessuno in quello scantinato aveva, ne tantomeno avrebbe avuto per qualche decina d'anni, la benché minima idea di cosa fosse la chimica forense.
Sberla passaggiava tra le sue gambe sotto il tavolo. Qualcosa aveva iniziato a colare nella sua ciotola. Doveva provenire da una boccetta con una targhetta sbiadita da uno dei ripiani vicino alla finestra. Lui incurante continuava ad infilarci e tirar fuori ritmicamente la sua lingua rosa petalo di fiore appassito. Sberla avrebbe cagato e pisciato un estratto di alcol di cortecce per le due settimane seguenti. Niente che il suo intestino non avrebbe sopportato. Sberla salì sul tavolo, ondeggiando a ritmo della musica classica che veniva fuori dal grammofono ammaccato in fondo alla stanza. Vicino alla caldaia. Cerco una carezza. La ebbe. Ma lui era immerso in quello che sarebbe stata a suo avviso, l'idea delle idee. Il progetto Per Linda, sarebbe andato a buon fine stavolta.

Esperimento 23569. Fase input, stadio 3.
"Ho lavorato a lungo su questo prototipo. Ho trascurato la miscelatrice di capelli e il sidro mistificatore. Ho preparao tutto. Dovrò solo inserire gli ingredienti. Dal grande imbuto di latta secondo i miei calcoli basterà inserire:

1- Una banconota da 5 mila lire;
2- Un sacchetto da 5 kili di patate;
3- 3 acciughe salate;
4- Un assegno bancario circolare non trasferibile;
5- Una cambiale scaduta da 2 settimane;
6- Un pezzo di cartina geografica raffigurante il nord est della Cina;
7- Ed un pezzo di grembiule di Linda.

Tutto dovrebbe miscelarsi al liquido di querig e litio che ho accuratemente preparato. E nel giro di pochi minuti dovrebbe trasformare il sacco di patate in una enorme somma di danaro. La somma sarà prelevabile solo dal sottoscritto e sarà prelevabile dal conto bancario del mio vecchio amico Gang sul suo conto bancario in asia. La somma dovrebbe permettermi di rendere piu felice Linda. E nel frattempo pagare anche la cambiale. Le acciughe a dir la verità non so perchè siano venute fuori. Ma sono fiducioso che tutto andrà per il meglio. Controllo che tutte le apparecchiature siano in funzione. E do inizio all'esperimento."

Verifico la plsantiera. Il livello di bromuro di potassio nelle ampolle. La tensione ai capi dell'alimentatore era fuori di qualche volt, ma non avrebbe causato problemi. Aveva le mani tremanti. Non avrebbe dovuto. E invece le aveva. Sapeva che...

(n.d.a. L'autore si dissocia personalmente da quanto fin qui scritto e da quanto di qui in poi seguirà nel racconto. Rendendosi conto della pateticità che ogni riga trasmette. Senza senso e priva di ogni originalità. Apatica, insensata, noiosa, a tratti patetica, come il suo stato emotivo negli ultimi tempi. Ma consapevole che la scrittura e come il sesso: "L'unico modo per migliorarsi e farlo piacere agli altri e ercitarsi. Soli o in compagnia. L'autore rigetta la metaforica masturbazione scrittoria pretendendo con arroganza di propinare agli infelici lettori del blog i suoi esercizi di scrittua per riprendere la sua passione per lo scrivere che numorosi shock di diverso tipo, nel corso degli ultimi anni, ne hanno causato il deterioramente psico-fisico. L'autore si scusa. E vi augura un buon proseguo di lettura. E nel caso ne foste stanchi. La macchina per la creazione di soldi, come al solito non funziona. E sarà un fiasco come sempre. Almeno vi risparmiato il proseguo ed avrete il tempodi portare il cane in giro per una passeggiata. Sempre che ne abbiate uno, beninteso)

...avrebbe significato tanto. Per lui ma soprattutto per lei. Avere soldi. Non tanti. Ma quanto bastava. Per viverne. O semplicemente per vivere. Senza avere quell'ammasso di pelo in gola ogni qual volta vi fosse una spesa. E robe cosi insomma.
Inspirò. Mise lentamente gli ingredienti nella macchina. Uno per uno. Poi si voltò e si diresse verso la pulsantiera. Fu proprio in quel momento che Sberla ebbe l'idea di saltare sul bordo del macchinario. Gironzolò per un pò intorno all'imbuto di latta nel quale erano appena stati colati gli ingredienti. E sberla fece quello che non avrebbe mai dovuto fare ma che tutti speravano in fondo facesse. Sberla defecò in poche parole alla grande nel macchinario. E poi come se niente fosse, sgambetto un pò per coprire con una sabbia che non c'era la sua opera d'arte e saltò giù. Con l'indifferenza di chi al bancone ordina un cocktail alla fragola lasciando che una esagerata soliconata taglia di reggiseno sia per la maggior parte debordante sul bancone, e guarda con aria meravigliata chi li sta intorno consapevole che in realtà nessuno la guarda negli occhi.
Quando lui si voltò era tutto come prima. Premette il pulsante. E attese. Il bromuro di potassio riempì i canali che salivano dalle ampolle. Circolò per tre volte all'interno delle tubazioni a spirale e poi si andò a miscelare con quello che c'era dentro il macchinario. Merda di sberla compresa. Rumore. Trambusto infernale. Sbuffi di vapore venivano fuori dalla caldaia. Un fischio assordante riempì l'interò scantinato. Il macchinario inizio a saltare da una mattonella ad un altra come impazzito. Una tubatura si ruppe e lasciò fuoriuscire un liquido verdastro. E poi quiete. Sberla cercava di pulire quello che rimaneva nel fondo della sua coscia sinistra. Quando il macchinario si apri. Niente era esploso. Il macchinario stava per tirar fuori il risultato geniale delle sue equazioni. Quello per cui aveva lavorato per giorni. Frutto dell'amore per sua figlia. Avrebbe dato la vita per lei. Ed ora era pronto ad aiutarla. A darle quanto in realtà avrebbe meritato. A darle quello che avrebbe sempre voluto ma non aveva mai potuto darle. Sarebbe stato contento. Felice. E lei anche. Dal macchinario iniziò a venir fuori del fumo. E poi un sordo rumopre metallico. Cui seguì un enorme ondata. Una gigantesca immensa copiosa mastodontica esagerata mai vista ondata di letame. Si insidiò sotto al tavolo, nella librearia, trasportò via i baker, le tubazioni, i suoi libri di chimica. Sberla saltò di uno dei ripiani più alti e guardava attonito. La caldaia si spense riempita fino al generatore di escrementi. Venne travolto e si lasciò trasportare fino al fondo della scala che saliva fino alla porta che dava in casa. Guardò il suo laboratorio. Fermo in silenzio. Perlomeno il camice aveva un colore omogeneo ora.

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